Stefania Sammarro / Ania Lilith, giornalista e fotografa, nasce a Cosenza il 4 Aprile 1988. Si laurea in Dams, indirizzo cinema, all’Unical, dove consegue il Master in “Tradizione e innovazione nell’editoria”. Si avvicina alla fotografia da autodidatta, seguendo diversi corsi e workshop in tutta Italia ed esponendo il suo concetto fotografico in mostre collettive e personali. Ricercatrice di una visione del mondo legata ai classici del cinema muto e ad uno sguardo appartenente a un “mondo dell’altrove”, fortemente legata alla sua terra, ai volti e ai suoi colori, molti dei suoi progetti fotografici sono stati premiati e pubblicati su diverse testate importanti, anche internazionali. Stefania è tra i numerosi fotografi ammessi al portale di Photo Vogue Italia e le sue fotografie e i suoi Best Of sono stati ammessi, nel 2013, anche all’Art + Commerce di New York. Dopo aver vinto il Sony World Photography nella categoria “Youth”, nel 2015 espone nella Crypt Gallery di Londra. Nello stesso anno riceve il riconoscimento come “Fotografa Intimista” da parte della Commissione Cultura di Cosenza e in seguito viene premiata come “Talento di Calabria”, al Festival Corto di Diamante per la sua fotografia concettuale. L’arte fotografica, che diventa dal 2006 qualcosa di fisiologico, è un modo per ricreare e viaggiare attraverso la fantasia. Fotografare è un’arte, che non si limita a catturare la realtà così com’è, ma permette di trasformarla in un vortice di specchi. Realtà e finzione, nella sua concezione fotografica, si mescolano in continuazione: l’occhio non si limita a riprodurre, bensì a ricreare, colori, anime, emozioni e sensazioni lontane dal tempo e dalla realtà stessa. Dopo tante esposizioni nella sua Calabria, nel 2016 espone al Museo del Presente di Rende (CS). Personale che ha messo in risalto il suo stile fotografico: un’antologia che dal sogno arriva ai non luoghi del teatro, fino a un concetto più minimal che racchiude tutto il percorso dell’artista. Nello stesso giorno è stato presentato al pubblico il suo libro, Oblivion, edito Falco Editore. Attraverso il suo libro e nei suoi workshop Stefania evidenzia le forme dell’invisibile, prima e dopo lo scatto fotografico. L’atto fotografico, la narrazione visiva, il corpo e l’oggetto, la ricerca nel ritratto, il cambiamento del corpo nell’ambiente e nella fotografia di moda, immagine come sottrazione. Sono solo alcuni dei concetti legati all’artista. Attraverso il circuito Nowart, la Società InArte Werkkunst, espone alla Mediolanum di Padova, in una mostra internazionale di arte contemporanea, alla presenza dei critici Vittorio Sgarbi e Giorgio Grasso. Inseguito, quattro delle sue opere fotografiche sono state scelte per un’esposizione all’Inarte Werkkunst Germany di Berlino e poi a Parigi nel 2017. Stefania è la prima fotografa “intimista” ad aver creato, in Calabria, una galleria fotografica dedicata al Fine Art e alla fotografia come arte contemporanea. Grazie ai suoi workshop e alle sue mostre sul territorio e all’estero, si impegna da anni a evidenziare l’importanza della fotografia come forma d’arte e non come semplice scatto esecutivo. Attraverso la sua galleria nasce, infatti, il circuito Art Fabrique, un luogo dedicato alla fotografia concettuale, in riferimento principalmente alla moda. Il progetto indipendente di Art Fabrique ha portato giovanissimi del territorio sia del campo della moda, del designer e del makeup, a confrontarsi con diverse realtà italiane ed europee: la fabbrica nasce, infatti, per dare voce alle nuove visioni e contaminazioni visive che, partono dalla Calabria, e arrivano al fruitore, attraverso un catalogo distribuito in galleria  e online. Con la sua Galleria é referente ufficiale per la Calabria del progetto Mad Mood Milano Fashion Week.

“Così come Eros e Thanatos, le pulsioni di amore e morte, così è Ania Lilith e quello che la fotografia rappresenta per me”.

Filosofia, arte, storia, tradizione
Queste sono le foto concettuali di Stefania Sammarro
«Vivo di storie, suoni e visioni. Il vento è il compagno ideale del mio viaggio. Mi diletto in fotografia, nella luce e nell’attimo nella battaglia disperata di impedire al tempo di scorrere. Una fotografia è morte e vita nello stesso tempo. Unica protagonista delle fotografie è l’anima, soprattutto di figure femminili, rappresentate in interni o giardini sperduti; anime smarrite e prigioniere che vagano tra atmosfere oniriche, silenzi, riflessi di uno specchio, antichi paesaggi, visioni proiettate in un “non tempo” e un “non luogo”, sospese tra realtà e finzione. Oltre ai ritratti femminili, l’arte fotografica da me proposta sfocia anche nel reportage e nello street photography, alla continua ricerca di situazioni, emozioni e volti, uniche proiezioni della mia interiorità, esprimendo me stessa in ogni scatto, proiettando in esso emozioni e visioni personali che cercano di mutare la realtà stessa».

Verso una fotografia concettuale
«Quanto può essere difficile e, a volte, imbarazzante, spiegare un pensiero, un’idea o un’emozione». Le mie fotografie rievocano calma interiore apparente. Attraverso le protagoniste dei miei scatti voglio trasmettere un’ anima solitaria, calma, eterea, sospesa… Le mie “visioni” in realtà racchiudono un mondo costellato da pensieri, storie, emozioni, pulsioni, sogni».

La donna nelle fotografie di Stefania Sammarro, in arte Ania Lilith
«Figure femminili, sospese ed eteree. Immerse in interni o giardini sperduti. Sono anime, soggetti in un unico spazio che diventa scena, diventa fotografia. Il soggetto diventa oggetto nelle fotografie di Ania Lilith, un unico esperimento di una ricerca sull’universo femminile. Fotografie che non mostrano il materialismo che si cela dietro la figura femminile, al contrario cercano di regalare una visione altra al fruitore. Volti coperti, il dettaglio delle mani, delle spalle. Una ricerca che regala la visione di una donna sognante, una donna coraggiosa. Una donna capace di emergere nella società e di vivere. L’immagine che è in grado di toccare temi forti come malinconia, angoscia, tristezza vuole regalare invece la positività, una volta superata la soglia della solitudine. L’immagine come sottrazione, la fotografia in grado di comunicare senza parole e senza tratti evidenti e banalmente usati tutti giorni, i sentimenti e l’anima della donna, quelli più nascosti e preziosi».